Gli Antifa Militant sono stati sovvenzionati dall’assessorato all’autopromozione sociale Dietro alla cooperativa “Zona Rossa” si celano i nostalgici di Stalin e Marx.
Mentre
il leader del Pd, Walter Veltroni, predica buonismo e
distanza dalle varie “cose rosse”, nella Capitale la situazione è totalmente diversa. Ovvero, a Roma il candidato sindaco
Rutelli è appoggiato dalla solita Unione prodiana che va dai centristi della ex-Margherita fino ai sinistri radicali di centri sociali, Action e compagni vari. Come dire, tutto cambia perché nulla cambi. E allora già si potrebbe immaginare una giunta di centrosinistra che continua a strizzare l’occhio a chi occupa, a chi ruba nei supermercati, a chi devasta le città in nome del proletariato e a chi usa la violenza come strumento politico. E’ Roma la città natale degli
“Antifa Militant”,
un gruppo di nostalgici di Stalin che, grazie ad una serie di azioni violente, ha guadagnato negli anni un piccolo palcoscenico che, ovviamente, serve a fargli guadagnare qualche soldo. Vi ricordate quelli che sono andati a contestare nel nome dell’antifascismo militante il “revisionista” Pansa, colpevole di raccontare la verità sugli eccidi partigiani del dopo guerra? Sì, quelli che hanno scelto Reggio Emilia per un grande ritorno pubblicitario: qualche spintone, uno striscione che fa urlare alla vergogna
“Triangolo rosso? Nessun rimorso!”, una prova scadente di canto e il marchio “Militant” fa il giro d’Italia. E il ritorno finanziario è assicurato. Perché mai tutto questo? Per vendere e far girare il marchio. Dietro al logo del gruppo, un casco integrale con una “M” e una stella rossa un po’ demodè, si cela la piccola società cooperativa “Zona rossa” che, guarda caso, era stata finanziata dall’assessorato dell’ “autopromozione sociale” (in quota Prc), con importi non trascurabili:
16.565,51 euro nell’agosto 2005, altri
13.324,73 euro ad aprile 2006. Chissà a cosa saranno serviti questi fondi. Per capirlo basta cliccare sul sito militant.it e leggere l’autointervista.
Militant viene definito
“principalmente una linea di abbigliamento alternativa alle multinazionali, rivolta a un pubblico ribelle e a prezzi equi” e
“al tempo stesso un collettivo di guerriglia semiotica e un laboratorio d’attivisti grafici”. E i proventi delle vendite che fine fanno?
“Tutti gli utili derivati dalle nostre iniziative sono utilizzati per finanziare dei progetti di solidarietà internazionale o a sostegno delle lotte sociali”, alias l’antifascismo d’accatto. E all’autodomanda: “
Vi rendete conto che questa potrebbe essere considerata istigazione alla ribellione?”, la risposta è:
“Vorrebbe dire che il nostro messaggio è stato compreso...”. E Rutelli considera amici questi signori?
Gli antifascisti militanti sono veramente dei residuati bellici ridicoli...fanno i duri e puri e poi vengono finanziati dai veltroniani...in pubblico mostrano i muscoli, ma per la cabina elettorale sono stati ben istruiti...speriamo di non avere un altro sindaco che gli da i soldi...
Di
Vittorio
(inviato il 28/03/2008 @ 11:03:29)