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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di RomaPunto (del 31/03/2008 @ 12:04:13, in Roma, linkato 618 volte)
Il candidato sindaco di Roma del Pdl ha presentato il programma elettorale alle ore 11.00 di oggi, presso la Sala Angiolillo - Palazzo Wedekind. Clicca QUI per scaricare il programma in .PDF
Di RomaPunto (del 31/03/2008 @ 11:08:03, in Roma, linkato 275 volte)
Fiction non televisiva, ma con attori professionisti
 Testimonial vera, ma solo per un’ora, della campagna finta della pulizia delle strade, "Ramazza la piazza". Così i cittadini di Roma hanno potuto ammirare la ex lady Ricucci, Anna Falchi, goffamente alle prese con una improbabile scopetta. Un’operazione di propaganda e immagine in favore del vicepremier di Prodi non riuscita particolarmente bene. La ex attrice, adesso produttrice, si è presentata alla ramazza in tailleur stragriffato, scarpa di vernice rossa e parure firmata Pasquale Bruni dal valore di 12mila euro. Classica divisa d’ordinanza degli spazzini dell’Ama o di ex proprietari di villa Feltrinelli all’Argentario.
Di RomaPunto (del 29/03/2008 @ 17:26:23, in Roma, linkato 560 volte)
UNO SCANDALO SCOPERTO DA STRISCIA LA NOTIZIA CHE FA IL PAIO CON LA VERGOGNA DEL PARCHEGGIO DI SCAMBIO DI "CORNELIA" Porta Pia: parcheggio fantasma Trecento posti auto interrati dal '68 e mai utilizzati. In una delle zone più trafficate Incredibile, ma vero. A Porta Pia c'è un parcheggio di trecento posti auto, interrato nel sottosuolo, realizzato nel 1968 e poi chiuso per sempre, utilizzato come magazzino. La notizia girava da settimane, ma la Polizia Municipale faceva una guardia serratissima. Anche noi siamo andati a cercarlo, ma neanche chi ci abita ne sapeva niente. L'ha trovato, con i suoi potenti mezzi di Striscia la Notizia, Gimmi Ghione che due sere fa ha mostrato le immagini su Canale 5 (foto 1). Ve ne proponiamo alcune in questa pagina. Ghione mostra l'entrata pedonale (foto 2), con il "divieto d'accesso" che risale al '68, poi si addentra all'interno dove, al posto delle auto, sono sorti strani e inutili muretti che recintano la zona carrabile (foto 3). L'inviato di Striscia mostra anche l'ingresso per le auto, chiuso con un terrapieno ( foto 4). Nessuna amministrazione comunale, fino ad oggi, ha mai pensato di ristrutturarlo per dare un po' di aria al traffico di superficie. E fa il paio con il parcheggio di scambio della Metro di Cornelia, del quale "Striscia" si è occupata e che Ghione richiama: un parcheggio di 600 posti auto costruiti nel 2002, (foto 5) costato 35milioni di euro e mai aperto. Ai tempi della disgraziata Prima Repubblica , quelli del 3% ad appalto ai partiti, sarebbe valso almeno 1,5 milioni di euro in mazzette.  Ma i tempi sono cambiati, e nessuno ha mai preso in considerazione la possibile "notizia di reato". Clicca i titoli per vedere i servizi di StrisciaUno spreco sotterraneoPuntata di Striscia la notizia del 28 marzo 2008
Parcheggio un anno dopo Puntata del 14 marzo 2007
Di RomaPunto (del 28/03/2008 @ 17:44:52, in Roma, linkato 290 volte)
Venerdì 4 aprile alle ore 16.00, all'Associazione Stampa Estera, via dell'Umiltà 83c, i blogger di Tocque Ville incontreranno Deborah Bergamini e Giorgia Meloni. Il dibattito vedrà queste due giovani donne, impegnate in politica e consapevoli dell'importanza degli strumenti del web 2.0, confrontarsi sullo sviluppo dell'innovazione tecnologica e sul futuro delle iniziative del web. Noi ci saremo!
IL DUO PRODI-RUTELLI INCAPACE DI GESTIRE L'ALLARME DIOSSINA NELLA MOZZARELLA Alemanno: Subito seri accertamenti. Risarcire gli allevatori colpiti dalla crisi  Si profila un disastro economico italiano per la vicenda delle mozzarelle di bufala inquinate dalla diossina. Dopo il caso dei rifiuti che hanno invaso le strade della Campania e i monitor dei televisori di tutto il mondo, una altra tegola fatta in casa dal Centrosinistra di Prodi e Bassolino rischia di mettere in ginocchio un intero comparto. La Corea e il Giappone già hanno bloccato l'importazione dei nostri prodotti, e il network televisivo CNN, negli Usa, mette in prima piano in tutte le sue edizioni i pericoli per la salute che potrebbero derivare dal consumo di mozzarella italiana. E intanto la Ue ci avverte: risolvete in fretta il problema o apriremo un procedura d'infrazione. Questa faccenda ci costerà più di una guerra, e la responsabilità ricade ancora una volta su Prodi e sul suo governo, del quale fa parte, come Vice-Premier anche Francesco Rutelli, che da più di un anno sapevano tutto e non hanno fatto nulla per impedirlo. Un altro sintomo di irresponsabilità, incapacità e trascuratezza. Un altro segno che un’intera generazione di uomini della sinistra non ha nessuna capacità di governare, ma soltanto l’arroganza di occupare poltrone, gestire potere, vendere e svendere agli amici interi settori economici e trascurare quelli dove non possono lucrare interessi. L’economia campana rischia il collasso. Se nel resto del mondo cominciano a rifiutare il nostro prodotto, anche in Italia il consumo di mozzarella in pochi giorni è sceso del 35%. Ma il problema non è ristretto alla produzione campana, ma tocca anche il Lazio e l’economia romana, dove la mozzarella di bufala è alimento “top”, e si situa in fascia d’eccellenza. Allevatori e industriali della regione sono in allarme e annunciano di voler chiedere alla Regione Lazio lo stato di crisi del settore lattiero caseario. Nettissima la presa di posizione del candidato sindaco del Pdl di Roma, Gianni Alemanno, che è stato anche ministro per l’Agricoltura: "Bisogna eliminare qualsiasi dubbio per i consumatori – ha affermato -, fare degli esami accurati, se poi si riscontrerà la presenza di diossina nelle mozzarella di bufala bisognerà ritirare la merce e indennizzare gli allevatori. Non è colpa loro ma di chi non sa gestire la situazione rifiuti in Campania".
 Provocatore per vocazione, non digerisce i luoghi comuni. Luca Barbareschi è così: sinceramente controcorrente. Lontano anni luce dal conformismo dilagante, si è sempre distinto per esser stato fuori dal coro di quel mondo dello spettacolo che si rifà ad una sinistra radical chic. Un curriculum artistico intenso e multiforme: dal cinema alla televisione, dal teatro alla produzione fino alla regia. L’attore, fresco del successo di fiction televisive come “Giorni da Leone”, ora è candidato per il Pdl alla Camera in Sardegna, una regione che conosce bene. Le idee chiare certo non gli mancano. E’ un “uomo del fare”: "Se sarò eletto e potrò costruire qualcosa di concreto, farò la rivoluzione. Vigerà una sola regola: quella della meritocrazia". Nel suo futuro ci sono la politica, il cinema, la produzione cinematografica "tutta da riprogettare" e, molti, moltissimi progetti culturali in cantiere "da sempre". Con un pensiero fisso: la “Fondazione Luca Barbareschi. Dalla parte dei bambini”, la Onlus che nasce per tutelare i bambini vittime della pedofilia, perché anche lui c’è passato, come ha raccontato in diretta cinque anni fa a “Domenica in”, "spaccando una vetrata", quando ancora non se ne parlava, come a voler sfondare il muro dell’omertà. "Ora"- spiega- "attraverso la Fondazione, bisogna dare assistenza per far sì che si elabori quel lutto che si annida dentro il cuore e nell’anima, fare battaglie legali e informazione". "Il presidente Napolitano mi ha ricevuto dieci giorni fa"- racconta- "mi sta dando il suo aiuto, è in programma una giornata contro la pedofilia, presto presenteremo anche i progetti al Quirinale". Da quanto tempo vive nella Capitale? "Da molto. Roma è diventata per me una città d’adozione. Ho imparato ad amarla da milanese. Ma ho notato che sindaci come Veltroni non hanno fatto altro che assecondare il lassismo, consolidando un modo di governare restaurativo e non innovativo. E oggi la città, se non ci sarà una svolta reale, rischia come Napoli. Dal punto di vista del traffico, della malavita, della sporcizia e dei morti su strada per la mala gestione della rete stradale-urbana è un disastro. Per non parlare della sicurezza che non esiste".  Quali sono i suoi progetti per il Cinema? "Basta con le inutili feste per pagare le star americane, che poi ci prendono in giro. Ma che vuol dire portare alla Garbatella Di Caprio? Ma chi è così ingenuo da pensare che la venuta di Di Caprio abbia cambiato qualcosa alla Garbatella! Il lavoro sul territorio significa tornare ad assegnare le direzioni artistiche dei teatri non per nomina politica, ma tenendo conto delle condizioni di quelle realtà. Invece di Veltronia si potrebbe far rinascere Cinecittà, un luogo ormai abbandonato, che ha ancora un nome nel mondo, ma non è più capoluogo del cinema. Gli ex studios Dinocittà, un grande patrimonio con spazi utili, andrebbero uniti a Cinecittà, creando così un centro di produzione, con settanta per cento di organizzazione di quello che è il territorio. L’Italia, vista dall’alto, è il set naturale dell’Europa, siamo ad un’ora di volo da tutte le più grosse città europee. Se offriamo una detassazione intelligente, un’organizzazione giusta, avremo grandi risultati". In che modo? "La politica deve dettare le regole di mercato e il privato gestisce in maniera dinamica il resto". La destra dovrebbe essere meno intellettuale per sfondare sul campo della cultura? "Non è questione di destra e di sinistra. Per gestire la politica culturale è necessario che la politica dia le regole affinché chi è in possesso di strumenti creativi nella ricerca e nell’ arte possa muoversi indipendentemente da dichiarazioni di appartenenza. La politica non deve ricordarsi della cultura solo nel periodo elettorale. Mi piacerebbe non sentire più, durante le elezioni, frasi del tipo: chi mi puoi portare? Questo non serve a niente, è un errore". Spesso si sente dire che se gli artisti non sono di sinistra non lavorano. Conferma? "Ne conosco tanti di artisti che non sono di sinistra, ma alle convention di destra non si vedono mai. Non gli conviene, perché li boicottano. La sinistra chiede l’appartenenza". Se sarà eletto e avrà un incarico di rilievo cosa farà? "Se devo fare il deputato e basta, senza un incarico concreto per poter lavorare davvero, lascerò il posto ad altri. Non mi va di schiacciare inutilmente bottoni, perché se non puoi contribuire in niente allora è inutile". E se le offrissero un ministero? " Al ministero dei Beni Culturali ci andrei di corsa, ma credo non sarà possibile. Magari potrei essere in Commissione, avere un ruolo da sottosegretario. Voglio lavorare per il cinema e la cultura. La mia preparazione mi consente di offrire un contributo notevole". La prima cosa che farebbe? "Modifiche di legge per i rapporti con i broadcaster televisivi. Perché i produttori indipendenti devono crescere, altrimenti questo sarà un Paese in cui i contenuti verranno fatti solo da multinazionali straniere".
Di RomaPunto (del 27/03/2008 @ 14:21:55, in Roma, linkato 393 volte)
LA SOTTERRANEA ACCUSA GLI ANNI E L’INCURIA Nelle statistiche delle grandi capitali siamo sempre in foondo a tutte le classifiche. Nonostante i grandi annunci sul futuro della metropolitana a Roma, i cittadini continuano ad usufruire di un servizio pessimo, molte volte pericoloso e comunque sia ben sotto gli standard europei. Bastano i numeri per capire: la Capitale ha 36 chilometri di metropolitana. Londra ha ben 408 chilometri di linee, Madrid 227, Parigi 213, Berlino 146. Nelle statistiche siamo sempre agli ultimi posti anche per fruizione e frequenza delle corse. Da noi la linea “A” chiude alle 22 e la “B” alle 23. Nelle capitali di Germania e Spagna l’ultima corsa è all’una e mezzo. E la “Linea C” è impantanata: potrebbero saltare 7 stazioni, costringendo a rifare tutto il percorso. La metropolitana umilia Roma  Insicurezza, poca fruibilità, sporcizia: questo l’identikit del trasporto sotterraneo
Nonostante i grandi annunci sul futuro della metropolitana a Roma, i cittadini continuano ad usufruire di un servizio pessimo, molte volte pericoloso e comunque sia ben sotto gli standard europei. L’ex-sindaco Veltroni e il suo candidato alla successione Rutelli si sono tanto vantati di nuove linee, del potenziamento di servizi, dell’ammodernamento delle stazioni e delle gallerie. Ma nessuno si è accorto dei benefici. Anzi, Roma continua ad essere umiliata da vagoni senza manutenzione, fermate sporche e insicure, in poche parole da un servizio inesistente. Bastano pochi numeri per capire la nostra situazione: tra la linea “A” e la “B” la Capitale ha 36 chilometri di metropolitana. Tralasciando ovviamente i progetti futuribili delle altre linee di cui ancora non si sa, il costo, il numero delle fermate e in alcuni casi neanche il tracciato. Londra ha ben 408 chilometri di linee, Madrid 227, Parigi 213, Berlino 146. Nelle statistiche siamo sempre agli ultimi posti anche per fruizione e frequenza delle corse. Da noi la linea “A” chiude alle 22 e la “B” alle 23. Nelle capitali di Germania e Spagna l’ultima corsa è all’una e mezzo. I romani sono costretti ad aspettare in media dai 5 agli 8 minuti: un tempo altissimo rispetto alle altre grandi metropoli europee. Poi c’è il capitolo destinato all’insicurezza.  Poca vigilanza, come è stato drammaticamente scoperto dopo l’omicidio di Vanessa Russo, la ragazza uccisa con un ombrello da una romena. Oppure poca sicurezza, come nel caso dello scontro di ottobre 2006 dove ci fu un morto e 200 feriti. In quel caso come non ricordare le denunce dei macchinisti sulla poca sicurezza della nostra metropolitana e i tentativi del Campidoglio di incassare nel modo più indolore possibile il colpo. “I freni funzionano male”. “Spesso la sala operativa ci dice di andare a vista e di passare col rosso per snellire il traffico”. Dovevano bastare queste due dichiarazioni per far venir fuori tutti gli scheletri nell’armadio dell’amministrazione capitolina e della sua partecipata “Met.ro.”. E invece nulla. Addirittura fu insabbiato anche il rapporto dell’Authority comunale sulla qualità dei servizi di trasporto pubblico locale. Non c’erano buone notizie per Veltroni e amici, tutt’altro. Qualità e servizi erano e sono ben sotto gli standard. E poi cos’è successo?  L’ormai ex-sindaco ha continuato la sua campagna mediatica sulle nuove linee della metro. Ma i beni archeologici che fine fanno? E i progetti obsoleti? E le nuove fermate che sono state già bloccate? E i soldi dei romani che continuano ad essere spesi? Gli unici a rimetterci, come sempre, i cittadini e una Capitale d’Italia sempre più maltrattata.
Di RomaPunto (del 26/03/2008 @ 18:52:42, in Roma, linkato 363 volte)
 Prima di tutto la sua Roma. Gianni Alemanno alle “provocazioni” dei cronisti risponde subito così: "Se sono interessato a fare il ministro? Per me fare il sindaco di Roma vale più di dieci ministeri". E la questione è liquidata senza troppi giri di parole. Per lui oggi la sfida è sulla Capitale e basta. La giornata “pubblica”, per il candidato al Campidoglio del Pdl, comincia prima del solito. Partenza alle 7,30 del mattino dalla fermata Roma-Termini per un viaggio da pendolare sulla metro, tra la gente e insieme ai lavoratori del trasporto pubblico per conoscerne i problemi. Destinazione Subaugusta, dove incontra una delegazione di conducenti della metro A. Un “ping pong” di battute, di domande e risposte tra il candidato sindaco, accompagnato da Vincenzo Piso, vicepresidente uscente del Consiglio comunale e delegato ai problemi del traffico, e alcuni rappresentanti dei macchinisti. "Ci sono ragazzi laureati in ingegneria"- protestano - "che guadagnano mille e 70 euro, non una lira in più". Alemanno non perde tempo: "Ma il centrosinistra alla cura del ferro non ci ha mai creduto, come ai problemi legati alle attività usuranti. Da quell’orecchio la sinistra non ci sente". Poi, si avvicina un macchinista: "Ma Alemanno, ci spieghi, come mai i politici che vengono a trovarci sono tutti così grassi e lei è così magro?" . "Forse è lo stress politico", ci scherza su lui. Lo scambio di battute si fa intenso anche con i passeggeri che lo riconoscono. Qualcuno lo chiama già sindaco. Più tardi, insieme a Vincenzo Piso, lancerà il piano per i trasporti. L’idea è quella di potenziare il sistema locale, creando una sola società pubblica forte in grado di competere. Una sola società che metta insieme Met.Ro, Cotral e Trambus.
Di RomaPunto (del 26/03/2008 @ 12:36:55, in Roma, linkato 511 volte)
Gli Antifa Militant sono stati sovvenzionati dall’assessorato all’autopromozione sociale Dietro alla cooperativa “Zona Rossa” si celano i nostalgici di Stalin e Marx.
Mentre il leader del Pd, Walter Veltroni, predica buonismo e distanza dalle varie “cose rosse”, nella Capitale la situazione è totalmente diversa. Ovvero, a Roma il candidato sindaco Rutelli è appoggiato dalla solita Unione prodiana che va dai centristi della ex-Margherita fino ai sinistri radicali di centri sociali, Action e compagni vari. Come dire, tutto cambia perché nulla cambi. E allora già si potrebbe immaginare una giunta di centrosinistra che continua a strizzare l’occhio a chi occupa, a chi ruba nei supermercati, a chi devasta le città in nome del proletariato e a chi usa la violenza come strumento politico. E’ Roma la città natale degli “Antifa Militant”, un gruppo di nostalgici di Stalin che, grazie ad una serie di azioni violente, ha guadagnato negli anni un piccolo palcoscenico che, ovviamente, serve a fargli guadagnare qualche soldo. Vi ricordate quelli che sono andati a contestare nel nome dell’antifascismo militante il “revisionista” Pansa, colpevole di raccontare la verità sugli eccidi partigiani del dopo guerra? Sì, quelli che hanno scelto Reggio Emilia per un grande ritorno pubblicitario: qualche spintone, uno striscione che fa urlare alla vergogna “Triangolo rosso? Nessun rimorso!”, una prova scadente di canto e il marchio “Militant” fa il giro d’Italia. E il ritorno finanziario è assicurato. Perché mai tutto questo? Per vendere e far girare il marchio. Dietro al logo del gruppo, un casco integrale con una “M” e una stella rossa un po’ demodè, si cela la piccola società cooperativa “Zona rossa” che, guarda caso, era stata finanziata dall’assessorato dell’ “autopromozione sociale” (in quota Prc), con importi non trascurabili: 16.565,51 euro nell’agosto 2005, altri 13.324,73 euro ad aprile 2006. Chissà a cosa saranno serviti questi fondi. Per capirlo basta cliccare sul sito militant.it e leggere l’autointervista. Militant viene definito “principalmente una linea di abbigliamento alternativa alle multinazionali, rivolta a un pubblico ribelle e a prezzi equi” e “al tempo stesso un collettivo di guerriglia semiotica e un laboratorio d’attivisti grafici”. E i proventi delle vendite che fine fanno? “Tutti gli utili derivati dalle nostre iniziative sono utilizzati per finanziare dei progetti di solidarietà internazionale o a sostegno delle lotte sociali”, alias l’antifascismo d’accatto. E all’autodomanda: “ Vi rendete conto che questa potrebbe essere considerata istigazione alla ribellione?”, la risposta è: “Vorrebbe dire che il nostro messaggio è stato compreso...”. E Rutelli considera amici questi signori?
Di RomaPunto (del 25/03/2008 @ 13:07:41, in Roma, linkato 328 volte)
Così l'ex primo cittadino di Roma ha cercato di sfuggire al giudizio Non è la prima volta che l’ex sindaco scivola sulle consulenze distribuite a destra e a manca (vedi articolo su RomaPunto online, pagina 4). Nel 1994, appena messo piede in Campidoglio, Rutelli inizia a circondarsi di consulenti ed esperti. Uno stuolo di consiglieri - pagati con i soldi dei contribuenti - che discettano sulle materie più disparate. Si va dal “consulente del sindaco nel campo dell'immagine, della comunicazione e delle pubbliche relazioni” a quello di “assistente del capo di gabinetto per la cura dei rapporti con le associazioni rappresentative degli enti locali”, dall’esperto incaricato “di predisporre e sperimentare le modalità organizzative della comunicazione diretta tra sindaco e cittadini, tra associazioni e cittadini in particolare nella conferenza sanitaria” allo specialista chiamato a coordinare “lo staff dei consiglieri e dei consulenti del sindaco e della cura delle relazioni esterne”. Come dire: i consulenti sono talmente tanti che c’è bisogno anche di un consulente che coordini tutti i consulenti. Pagato, naturalmente, anche questo profumatamente. Una vera e propria beffa per i cittadini romani. Ma la Corte dei Conti non sta a guardare. E dopo una serie di contestazioni, condanna Rutelli e i suoi assessori per responsabilità contabile. Motivo: non c’era assolutamente bisogno di quegli incarichi esterni, il personale già in servizio al Campidoglio era perfettamente in grado di svolgere i compiti assegnati. Rutelli ricorre. Inutilmente. La Corte dei Conti, in appello, conferma la sentenza riducendo solo le richieste risarcitorie. Ma Rutelli non ci sta e tenta quella che dovrebbe essere l’ultima carta. Ricorre per Cassazione sostenendo che i giudici contabili non sono titolati a giudicarlo. Nel gennaio del 2006 l’ennesima doccia fredda. Anche la Cassazione gli da torto. Confermando che Rutelli deve pagare 64.000 euro oltre agli interessi maturati a partire dal 2000. Il verdetto è chiaro. Ma l’ex-sindaco cerca l’ennesima via d’uscita. E propone alla Corte dei Conti istanza di revocazione. Che ora è pendente presso la Corte dei Conti. In attesa che la Cassazione invii la conferma della condanna.
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