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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Dal sito www.italiasubito.it vi bloggo uno stralcio di alcune considerazioni sul referendum e il futuro della Cdl.
Abbiamo fatto un giro per i blog politicamente orientati a destra. C'è grande smarrimento. Se Berlusconi aveva tentato di depotenziare il referendum non lo ha fatto per caso. Paradossalmente proprio questo passaggio, dopo le politiche e le amministrative, poteva portare il seme dello sfaldamento della Casa delle Libertà. Oggi la Cdl è soltanto un apparato elettorale, e per i prossimi cinque anni di elezioni non se ne parlerà più. Cosa faranno i nostri? Improponibile ipotizzare la costituzione del Partito unico in un momento in cui si prendono schiaffoni, non nascerebbe sotto una buona stella. La lega sembra destinata all’oblio, se non "cangurerà" a sinistra per avere altre briciole di federalismo, scoppierà in mille movimentini valligiani secessionisti e bruti. Carne persa… Ma soprattutto nel centrodestra c'è un limite generazionale. Gente sfiancata e appagata o delusa si fa tirare dal più giovanile di tutti, Silvio Berlusconi. Ma se non c'è lui non c'è neanche battaglia… la vittoria resta lontana anche con lui. Mentre questo paese ha un disperato bisogno di idee libere dai lacci dell'ideologia sinistrista. E ha un disperato bisogno che i giovani sostituiscano Cossiga, Andreotti, Scalfaro, Ciampi, Prodi e pure gli ex-quarantenni annegati nella sbornia di un potere che non hanno mai gestito. Come si possono connettere i giovani con la politica? Tramite Internet, con le reti, facendogli capire che se non si fanno più concorsi nella Pubblica amministrazione è perché questa ha rinunciato all'e-government.
Chi dovrebbe gestirlo, impiegati e dirigenti che non sanno accendere un computer? Facendogli comprendere che chi guida Telecom, Fiat e tutta la Confindustria ha usato fino ad oggi la favola tecnologica per implementare il proprio patrimonio personale lasciando i propri operai e impegati nella totale ignoranza dlela rivoluzione informatica. Non c'è lavoro perché il lavoro di oggi ha un'altra cifra, quella della tecnologia, che in Italia non ha "preso". E i sindacati sono l'apparato pretesco che celebra l’esclusione delle giovani generazioni dal mondo del lavoro. Nello stesso tempo in cui, insieme con Scalfaro (sic!), difendono a spada tratta la Costituzione che fonda la nostra repubblica sul lavoro. Ridicolo, allucinante, mortale.
E' attrezzato il Centrodestra per un discorso simile? No, perché altrimenti avrebbe già vinto le regionali, le politiche, le amministrative e il referendum. E allora prima di lasciare che si riparli di riformare la costituzione, è bene ricominciare a parlare di quello che si vuol fare con la nuova costituzione, per evitare altri irrimediabili pasticci come quello che ha portato la Cdl a una sconfitta che era sicura da tempo e che oggi esplica tutto il suo effetto dirompente.
Una favela
Sembra esserci un rischio Tremaglia-Bis nel referendum sulla Devolution. Votare "contro la sinistra", come vogliono fare in tanti, quindi votare "sì" alle proposte di una Lega Nord al lunicino e già pronta al salto dlela quaglia. Come la gestione del "voto agli italiani all'estero, questa storia "pelosa" del referendum rischia di tornare in faccia agli elettori di destra come un boomerang, rafforzando la sinistra.
Infatti immediatamente dopo l'approvazione, se vincessero i sì, scatterebbero alcune parti della riforma. Il capo dello Stato avrebbe immediatamente la possibilità di nominare tutti i vertici delle authority, compresa quella per le comunicazioni (il pres. è Napolitano). Entrerebbero immediatamente in vigore le norme sulla devolution alle Regioni di Sanità, Trasporti e Polizia locale (le regioni sono tutte in mano alla sinistra). Senato federale, premierato con più poteri e norme antiribaltone tutte le altre amenità sarebbero rimandate al 2011. Ma è chiaro che se c'è una riforma approvata si va in quella direzione e si possono creare strappi istituzionali in nome del futuro. Tra l'altro la situazione compatterebbe ulteriormente la risicata maggioranza di Prodi. Ora come ora le forze politiche non hanno nessun interesse a spaccarsi prima dello scatto della pensione (due anni e mezzo), in quel modo potrebbero tranquillamente reggere cinque anni e prepararne altri dieci di governo delle sinistre rafforzati da una riforma che uccide la doppia lettura delle leggi e che rafforza il premier.
Siamo sicuri che, cojoni, cojoni, quelli di sinistra non ti facciano fare la fine del tordo?
Una favela
La Lega Nord, dopo tanti anni di "successi", resta una formazione locale, molto forte nel Lombardo-Veneto. Ma la sua "novità" è in calo, perché il federalismo è stato digerito dalle altre forze politiche e la sua evacuazione ha prodotto le Leggi Bassanini, la riforma del Titolo V della Costituzione fatta dal governo D'Alema e, ora, la riforma costituzionale sottoposta a referendum. Così oggi Bossi e i suoi si trovano a un bivio. Il referendum potrebbe far esplodere i problemi interni alla Lega e frammentarla in decine di piccoli partitini sempre più chiusi in se stessi. Una nebulosa destinata a perdersi e che, inconoscibile, può essere valutata soltanto con i numeri. Vediamoli: a Milano passa dal 10% del 2001 al 6,4, a Torino resta con il 2,5% (aveva il 2,4) un'entità trascurabile. A Lecco precipita dal 21% al 13,8%, ad Arcore scende dal 20,5 al 13,3. Diverso il caso del Veneto: a Rovigo dal 3,4% del 2001 passa al 5,9 e a belluno dalo 4,8 aumenta la sua rappresentanza fino al 7,8 per cento. Dove perde Bossi crolla, dove vince recupera qualche punto. Insomma, la prima Lega Nord mise radici nel Veneto, lì il suo portato autonomista è rimasto invariato. Il grande successo in Lombardia, invece, è sfumato. La Cdl si può appoggiare a questa stampella fallata e tarare la sua politica per conservare l'alleato? Berlusconi sembra cominciare a comprendere che così non va. Soprattutto quando i leghisti già stanno valutando concretamente il salto dlela quaglia in caso di sconfitta al referendum.
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