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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di Giuliano (del 07/06/2007 @ 15:31:15, in MALE NON FARE, linkato 334 volte)


Non vogliamo fare l'apologia dell'Alessio, ma la precedente amministrazione (e futura, visto il reintegro), aveva attivato un sistema molto "avanzato". Visto che in un ospedale ci sono dei malati, aveva bandito le auto e i loro scarichi dai vialoni dell'ospedale.
Come vedete dalla foto sopra e da quella che segue le auto sono tornate.


Non solo, si erano spesi dei denari per costruire due parcheggi lontani dai padiglioni e collegati all'ospedale da un bus navetta che passava ogni 10 minuti. Ecco i parcheggi oggi: questo qui sotto è quello dei dipendenti


E quest'altro è quello dei visitatori (a pagamento).


Come vedete sono praticamente vuoti, visto che ormai tutti sono tornati a parcheggiare selvaggiamente all'interno dell'ospedale. Grazie a una giunta, quella regionale, dove siedono i verdi all'assessorato all'ambiente, in un Comune, Roma, dove i verdi sono al governo da trent'anni.
 
Di Giuliano (del 07/06/2007 @ 11:55:55, in MALE NON FARE, linkato 345 volte)




Dall'Ospedale San Camillo di Roma è arrivato un altro sonoro schiaffone per il presidente della giunta regionale del Lazio Piero Marrazzo.
Il Consiglio di Stato ha infatti reintegrato nello stipendio e nelle funzioni Domenico Alessio, il manager che era stato sottoposto a spoil system irregolare due anni fa.
Non ha vinto il ricorso, ha trionfato. E con lui, tra un mesetto, arriveranno a conclusione altri tre o quattro ricorsi.
Quella dei manager Asl è una vicenda schifosa. Eliminati in gruppo perché nominati dalla giunta precedente, hanno promosso ricorso e hanno vinto tutti.
In questo modo la regione paga lo stipendio sia ai nuovi manager nominati da Marrazzo, sia ai vecchi, defenestrati dal presidente. E poi vogliamo parlare di risanamento della Sanità? Il caso di Alessio segna una nuova svolta nella vicenda: infatti il manager è stato reintegrato.
Significa che il suo successore deve anche lasciargli la scrivania e il comando. Logico che il muro contro muro tra Regione e manager non può che nuocere ai ricoverati. Ma di questo la regione non sembra voler fare mea culpa.
 
Di Giuliano (del 27/10/2006 @ 17:18:18, in MALE NON FARE, linkato 539 volte)


Con una riunione straordinaria e tenuta seminascosta allo stesso consiglio regionale, la Giunta della Regione Lazio, presideuta da Piero Marrazzo, ha deciso di elevare al massimo i livelli dell'addizionale regionale dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e dell'imposta regionale delle attività produttive (Irap). Insomma, la conferenza stampa-farsa sul nuovo presunto buco di bilancio trovato da Marrazzo e attribuibile alla vecchia giunta di centrodestra serviva solo per cercare di sviare l'attenzione. Gli oltre 10 miliardi di euro di sforamento della Sanità laziale sono chiaramente da attribuire all'incapacità gestionale di una giunta che in un anno e mezzo di governo non è riuscita se non a creare un danno irreparabile. I cittadini del Lazio così, non soltanto si troveranno una serie di tagli decisi dalla Finanziaria, probabilmente anche la reintroduzione del ticket sui medicinali e di quello sul pronto soccorso, ma dovranno pagare anche quasi 800 milioni di euro di più in tasse per effetto dell'aumento di pressione fiscale varato adesso. Senza ottenere neanche una prestazione in più da strutture sanitarie che hanno perso il controllo sulla spesa e sulle prestazioni. E' chiaro che il governo di centrosinistra si è ben guardato dal rispondere alle preghiere di Marrazzo, che voleva che la posizione del Lazio fosse "stralciata" dalla Finanziaria. Tutte le altre Regioni avrebbero preteso la loro parte. E a pagare, quindi, devono essere i cittadini che scontano un voto frettoloso che ha mandato al governo una giunta raccogliticcia che ha bloccato lo sviluppo della regione e adesso rischia di mandare il bilancio regionale in bancarotta.
 
Di Giuliano (del 03/09/2006 @ 18:03:22, in MALE NON FARE, linkato 302 volte)


Dalla Spagna arrivano strane notizie. Pubblicate da El Mundo, uno dei quotidiani iberici più attendibili. Parla Jose Emilio Suarez Trashorras, il quale, secondo l'accusa (per la quale rischia quasi tremila anni di carcere) consegnò gli esplosivi ai terroristi islamici degli attentati a Madrid dell'11 marzo 2004. Suarez Trashorras sostiene di essere stato "fregato" e di essere vittima di un colpo di stato che si è cercato di occultare dietro le responsabilità di un gruppo di musulmani e dei confidenti. L'uomo afferma che tutta l'operazione che portò alla morte di 192 persone "era perfettamente controllata dai servizi di sicurezza". "Ci sono complicità che il giudice non é disposto a scoprire", aggiunge. L'intervista a Transhorras viene presentata così com'è, ma il direttore del quotidiano, in un fondo di commento, sottolinea l'importanza di valutare queste dichiarazioni con un editoriale intitolato "Dreyfus o Landru?" cioé vittima o mostro?. L'opposizione di centrodestra ha sempre sostenuto, smentita con decisione dalle fonti ufficiali, un possibile legame tra gli islamici e l'Eta e la necessità di continuare l'inchiesta giudiziaria e politica sulle tragiche bombe. Ricordiamo che Aznar, il leader della coalizione di centrodestra, il giorno prima della strage (tre prima delle elezioni) era accreditato nei sondaggi del 64 per cento. La tragedia costata la vita a centinaia di persone fece inorridire la Spagna che tre giorni dopo punì Aznar, proprio perché sosteneva l'intervento dell'Eta nella strage e premio Zapatero il quale aveva sfidato il premier senza nessuna possibilità di successo. Il primo atto di Zapatero fu quello di fare un favore agli islamici ritirando le truppe dall'Iraq.
 
Di Giuliano (del 16/07/2006 @ 13:43:23, in MALE NON FARE, linkato 361 volte)


Sabato scorso alla manifestazione degli autoconvocati per la Pace contro il voto dell'Unione per l'Afghanistan c'erano 600 persone. Tutti incazzati con Prodi, ma certo non disposti a scendere in piazza o a esporre bandiere alla finestra. Il distinguo nel dibattito era se votare per l'Onu o far cadere Prodi. Poltrona contro vite umane.
E' vero che in Afghanistan c'è una guerra. Non è più una missione di pace e i nostri militari partecipano attivamente ai combattimenti. Ma a Prodi e D'Alema interessa la poltrona più che la reputazione. Così sono soltanto otto i deputati dell'intero centrosinistra che non sono disposti a votare. A Rifondazione hanno minacciato di cacciare chi rompesse il "vincolo di coalizione" con Mastella, Rutelli e Fassino.
Uno che durante la manifestazione è andato al punto è Gino Strada, di Emergency, il quale, al telefono da Kabul, ha detto: "Non si può barattare una guerra per non far cadere il governo. Io che gli dico a una donna che ha perso il marito per una pallottola o una scheggia... che non possiamo fermare la guerra per non far vacillare le poltrone politiche in Italia? Smettiamola di chiamarci pacifisti". Ha preso un applauso di cinque minuti, ma come ha attaccato il telefono, in sala è ripreso il dibattito per convincere i presenti che c'è una guerra giusta: quella per salvare le chiappe di Prodi, al quale i disubbidienti, no-global e preti mostruosi hanno portato voti convincendo i loro che sarebbero finite le guerre.
 
Di Giuliano (del 11/07/2006 @ 18:45:52, in MALE NON FARE, linkato 355 volte)


Pronti per il "casino intercettazioni due". Sentite che dice il ministro dell'Interno, Giuliano Amato: "Sono esterrefatto da ciò che accade in Italia e mi dicono che accade da molto tempo: è prassi talmente consolidata che alcuni giornalisti mi dicono che esistono contratti di fatto tra giornalisti e chi fornisce le notizie e collegamenti tra procure e giornali per cui viene data al giornalista una password per entrare nel momento in cui un atto viene dato ai difensori". La propensione alla circolazione di queste cose, ha aggiunto, "é sconcertante". Ecco come escono le intercettazioni sui giornali, in tempo reale, e parlano di tutto: dalle mutande pazze agli arbitri pagati, ai progetti di reato della gente: veri, millantati o fasulli. Così si crea l'indotto della calunnia. Un metodo di lotta politica tutto italiano che ora viene spiegata da un ministro dell'Unione. Nel casino più totale. Perché i magistrati di Milano che hanno arrestato il numero due del Sismi e messo sotto inchiesta il direttore di Libero, Farina, accusano il Sismi di aver pagato il giornalista e aver spiato illegalmente i redattori di Repubblica, tra i quali Giuseppe D'Avanzo. Ma il Corriere della Sera fa balenare l'idea che proprio i grandi accusatori del giornalismo siano a libro paga di polizie varie. E Cossiga promette di andare in Procura e denunciare il prefetto De Gennaro, capo della Polizia, alcuni magistrati della Procura della Repubblica e del Tribunale di Milano (Spataro e Pomarici), il dirigente e gli agenti della Digos della Questura di Milano, per reati contro la personalità interna dello Stato. Insomma, si parla tanto del Sismi, ma una invasione della privacy uguale e contraria, stando a quello che dicono Amato e Cossiga, verrebbe fatta dai magistrati, che possono disporre legittimamente le intercettazioni, ma non regalarle ai giornalisti per fare a pezzi la personalità degli imputati. Anzi, il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Forcieri, ha escluso in un question time, quindi in una sede ufficiale, che il Sismi tenesse illegalmente sotto controllo il telefono di D'Avanzo. E non è detto che questo stesso andazzo non riguardi i politici. Ancora nessuno tra D'Alema, vicepremier e Nicki Vendola, presidente della Regione Puglia, ha spiegato come faceva a ipotizzare prima del tempo le conclusioni dei pm su alcune inchieste che riguardavano rispettivamente Storace (Lazio-gate) e Fitto, ex-presidente della Puglia (per la presunta corruzione da parte di Angelucci). Legittimo scommettere sulla disonestà del proprio avversario, anche se finora le indagini sono servite soltanto a sporcare buone reputazioni. Forse l'Unione è stata contagiata da Romano Prodi all'utilizzo indiscriminato delle notizie avute nelle sedute spiritiche.
 
Di Giuliano (del 15/06/2006 @ 17:49:20, in MALE NON FARE, linkato 355 volte)


Il presidente dlela Regione Lazio, Piero Marrazzo, non deve dormire sonni tranquilli. E' così nervoso che ieri quando un sindacalista della Cisl, a un'incontro di concertazione sul precariato in Regione e sui modi per limitarlo e assorbire i lavoratori, gli ha detto la semplice verità che "il clientelismo continua", si è alzato e, offeso, ha abbandonato il tavolo che più tardi è ripreso senza il presidente. Eppure le cifre le dà la Cgil: i giovani lavoratori con contratti ballerini sono 220mila, il 10 per cento dlela forza lavoro, guadagnano la miseria di 18.800 euro lordi l'anno e dopo aver lavorato 40 anni potranno aspirare a una bella pensione di 410 euro al mese, il 39% di quello che percepisce un lavoratore dipendente e solo 30 euro in più di quella che è la cosiddetta pensione sociale. Il Lazio è la terza Regione per numero di precari, Roma la fa da padrona in questa miseria, eppure Comune, Provincia e Regione sono rosse da trent'anni se si esclude la parentesi di Storace come governatore. Bella qualità della vita propongono le sinistre, clientelismo sempre a più basso prezzo, raschiando il fondo del barile degli aiuti sociali con aumenti di tasse indiscriminati, il tutto per costringere le giovani generazioni a un voto di scambio che le porterà dritte alla rovina nei prossimi anni. Uno scenario da brividi.
 
Di Giuliano (del 15/06/2006 @ 14:07:32, in MALE NON FARE, linkato 357 volte)


Ottantanove euro in più di tassazione pro-capite per colpa della Regione Lazio e dell'incapacità del suo presidente Piero Marrazzo, braccio regionale di Valter Veltroni. E' quanto i cittadini della regione si troveranno sul groppone con l'Irpef di luglio - a differenza di altri cittadini italiani - secondo una stima della Cgia di Mestre. Perché il fisco ha deciso che comunque il "buco" della Sanità va pagato. Poi, se e quando si risanerà, restituiranno i soldi (avete mai visto il fisco farlo?). In più il ministro dell'economia Padoa Schioppa sta preparando una "irrimandabile" finanziaria di 28 miliardi di euro che, dal 15 luglio, colpirà indiscriminatamente i cittadini sui consumi. C'è da pensare che Berlusconi sbagliò per difetto quando si espresse coloritamente sugli elettori di centrosinistra. Il brutto è che ora pagano anche quelli del centrodestra. Spiace sapere che il problema tocca anche il presidente di Confindustria, Luca Montezemolo: "Oltre al danno c'é anche la beffa - ha detto -. Perché regioni che non hanno gestito bene uno dei temi che più incidono sulla finanza pubblica attraverso sprechi e costi, mettono più tasse e, guarda caso, sono tasse che incidono sul mondo delle imprese". Luca è stato accecato dal Cuneo di Prodi, ha strizzato l'occhio alla sinistra, ha salutato Padoa con soddisfazione, adesso siamo proprio addolorati... niente cuneo, più tasse.
 
Di Giuliano (del 11/06/2006 @ 14:14:30, in MALE NON FARE, linkato 366 volte)
Buffo il mondo del buonismo. Andate a vedere l'indirizzo http://news.excite.it/sondaggi/saiabindi e avrete una sorpresa. Il sondaggio di "excite" chiede ai lettori del sito se il deputato di An ha fatto bene a dire alla Bindi di essere "lesbica". Con 5.101 voti la risposta "sì" tocca il 63% del gradimento. Il livello per la risposta che Rosy Bindi gli ha dato ("Mi piaccioni gli uomini rispettosi delle donne, qualità che lei non ha")raggarnella soltanto 2.262 voti ed è al 26,7%. Suonano addirittura come una sorda critica i 1.064 voti che assegnano a Fini un gradimento del 12,6% per aver dato a Saia dell'"imbecille" e soltanto lo 0,4 per cento, cioè 37 persone, affermano che non avrebbe dovuto dirglielo in tv. Non aggiungiamo commenti, se non ricordando che nessuno ha sottolineato, come facemmo, la caduta di stile di Conchita De Gregorio, della Repubblica, che lo stesso giorno diede delle "ex-veline biancovestite" alle deputate del Polo.
 
Di Giuliano (del 26/05/2006 @ 15:30:16, in MALE NON FARE, linkato 325 volte)

Tank russi a Budapest nel '56

Venticinque anni fa sui muri comparvero strane scritte. Dicevano: "Liberate l'italiano a Mosca". Nessuno capiva, tranne chi doveva. L'italiano faceva parte di un gruppo che aiutava il Samizdat, l'organizzazione clandestina anticomunista dell'Est. A turno quelle persone s'infiltravano nei viaggi organizzati dal Pci nei Paesi del socialismo reale e si portava qualcosa: pezzi di ciclostile per la stampa di giornali vietati, libri all'indice, denaro, in modo da aiutare chi resisteva all'oppressione comunista. Ti facevano un corso sommario per resistere alle torture psicologiche e fisiche nel caso si finisse nelle mani del KGB, t'insegnavano qualche parola e si partiva. Il rischio, in genere, era quello di essere intercettati alla frontiera e di essere espulsi. Se ti trattenevano, il tuo referente italiano lo avrebbe saputo soltanto dopo una settimana, quando il pullman tornava senza di te. E lì erano guai. Per una settimana stavi nelle loro mani. Un paio di volte i "sostenitori della libertà" finirono in Siberia per un paio di mesi. Allora l'unico mezzo per sensibilizzare l'opinione pubblica erano le scritte con la vernice sui muri. Certo, sono storie che RaiTre non racconta con le sue fregnacce sulla "meglio gioventù". Però sono storie che ancora si raccontano in quella che una volta era l'oltrecortina.


La testa di Stalin spiccata da una statua

E così quando un gruppo dei superstiti della repressione armata di Budapest, nel '56, hanno saputo che Napolitano è stato invitato alla cerimonia di commemorazione di quei tristi giorni a 50 anni dall'invasione sovietica, nel prossimo autunno, si sono ribellati. "Con il Pci appoggiò i russi invasori - hanno detto -. Chi pagò con la vita non vorrebbe essere commemorato da lui". I componenti dlela "Fondazione '56", composta da persone che hanno pagato con anni di carcere duro la loro ribellione e hanno visto tanta gente morire attorno a loro, non gradiscono questa visita. Il nostro capo dello Stato in Ungheria è un "indesiderabile". Ma fa il capo dello stato. L'"Italiano a Mosca", invece, non lo ricorda nessuno, ma è anche lui che con il suo piccolo pezzo di stampatrice ha contribuito a liberare il mondo dal comunismo.
 
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Titolo
Negli ultimi 35 anni, nonostante il ciclone di Tangentopoli, non c'è stata un'inchiesta sulla corruzione che abbia riguardato il Comune di Roma. Così come da 60 accade in Emilia, Toscana e Umbria. Come mai?

 E' dai tempi di Cola di Rienzo che si sa che chi fa politica a Roma è onesto
 C'è il Vaticano... non pare bello. La corruzione è come i filmini a luci rosse sulle tv private: rispetta la tonaca
 Non c'è motivo, tutti vivono bene e gli amministratori pubblici si accontentano di poco e soprattutto sono contenti di vedere la loro gente felice
 Ah, non lo sai? Al concorso in magistratura per legge promuovono soltanto chi ha una particolare malattia: non vede il rosso

Titolo
settembre 2010
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