| |
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 Il sindaco Veltroni sembra un po' sotto pressione. D'altronde Prodi con la finanziaria gli taglia comunque dei fondi e il botto del governo al senato sul blocco degli sfratti gli causerà problemi serissimi in città. Il festival del Cinema s'è trasformato in un minuto di silenzio per i danni e i pericoli di Roma e persino la stampa amica ha attaccato il sindaco che ha speso 13 milioni di euro incassandone, in biglietti, meno di 500mila. Veltroni allora non trova di meglio che propalare informazioni sballate per accusare "gli altri". A Matrix è andato a ruota libera affermando di aver speso un milione di euro per il festival... quanto spese Storace per un concerto con i Gazosa e Little Tony. E accusa l'ex-presidente di Regione di aver lasciato a Marrazzo un buco di dieci miliardi di euro. Quello per colpa del quale il povero Marrazzo ha dovuto alzare ai massimi livelli l'Irap e l'Irpef per i cittadini laziali. Un giochetto che costerà 90 euro al mese in più a ogni lavoratore. In realtà sono giudizi sparati a caso: il concerto della regione fu veramente organizzato, dall'assessorato alla cultura, non da Storace. Ma costò poco più di 400mila euro e oltre ai Gazosa e Little Tony c'erano altri 10 artisti tra i quali alcuni del calibro di Enrico Ruggeri. In più il costo fu relativo a tutta una manifestazione di tre giorni, compresi gli stand e il parco divertimenti per ragazzini. Quanto al deficit sanitario è stato Marrazzo a farlo esplodere togliendo il ticket (700 milioni) e rinunciando ad altri 700 milioni che la vecchia giunta aveva già deciso di recuperare con l'alienazione di strutture mediche. In più Marrazzo addebita a Storace anche il disavanzo del 2005, quando si sa che da aprile divenne lui il presidente e si affrettò - contro legge e buonsenso - a cambiare i vertici delle Asl mettendoci suoi amici dai dubbi titoli.
Il problema è che Veltroni è nervoso. Infatti lui sperava che il fallimento di Prodi, già scontato, desse la stura alla sua esplosione come leader del centrosinistra nazionale. Invece D'Alema e Rutelli sembrano averlo chiuso in un angolo dal quale certo non lo tirerà fuori portarsi in giro, a caro prezzo, personaggi come De Niro e la Bellucci.
 Arieccoci con la sinistra cafona. Il paesano D'Alema se ne esce con una battuta degna di un capetto di quartiere della Sacra Corona Unita pugliese e afferma: "Mi domando se sulla Rai non siamo stati troppo buoni. Invece di occuparla ci siamo occupati di politica estera. Al Tg1 C'è ancora Mimun, al Tg2 ancora Mazza. E' chiaro che non può durare all'infinito". Un epurator coi baffetti da capoclan, insomma. E' chiaro che dopo si è scatenato il putiferio, si sono ritrovate liste di proscrizione vergate a mano, liti e dibattiti. Roba di bassa lega a cui dovremo abituarci visti i burini che hanno occupato le istituzioni. Più ridicola però è la "scusa" con la quale chi difende D’Alema si accalora. Sentite Giuseppe Giulietti, ex-giornalista: "Invieremo a Fini una cassetta nella quale, nel 2002, Berlusconi chiedeva la testa di alcuni professionisti della Rai. Qualche giorno dopo questi furono cacciati". E Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Ds: "Non appena la Casa delle libertà vinse le elezioni, cinque anni fa, in Rai fece letteralmente piazza pulita". Essere d'accordo o meno (noi lo siamo meno) con questi due campioni della libera informazione sta alla coscienza di ciascuno. Chiedo però... non ci doveva essere discontinuità tra la sinistra e Berlusconi? Non si levarono allora i santoni della libertà d'informazione per criticarlo ferocemente? E allora perché adesso ritengono di fare la stessa cosa proprio perché lo avrebbe fatto Berlusconi. E' una maggioranza composta da ridicoli buffoni. Già ci erano cascati con la fiducia ("Noi ne mettiamo troppe? Berlusconi fece uguale"). Dimostrano la pochezza della loro statura politica e morale sia quando attaccano sia quando sono in difesa.
la cerimonia del Nobel
Sabato alla manifestazione dei pacifisti autoconvocati contro il voto per l'Afghanistan è intervenuto Dario Fo. Da un Premio Nobel per la letteratura ti aspetti un interventone e così è stato: "I soldi spesi per le missioni militari mi fanno venire il vomito", ha detto. E poi basta, si è beccato l'applauso e se ne è andato. Però... che sottigliezza di pensiero, a Stoccolma saranno stati fieri delle loro scelte. Tra l'altro Dario Fo è più conosciuto per essere il marito di Franca Rame, eletta senatrice con Di Pietro, uno che con la letteratura e con l'italiano in generale,
ci fa a pugni. E' quella che all'inaugurazione della legislatura guardando Storace pensò "e tieni quelle mani conserte, abituati alle manette". Lo pensò, ma non glielo disse. Quella Franca Rame che il 21 luglio sarà presente alla votazione con la quale l'Unione rifinanzierà la guerra in Afghanistan.

Socialconfusa, fino a sfiorare il rincoglionimento. La sinistra estrema continua a procedere a cafonate per apparire moderna e intelligente, con distinguo ridicoli anche sui falli da espulsione dei mondiali di calcio. Bertinotti, che è passato dalla bandiera rossa al velluto rosso di Montecitorio passando sopra pure all'Iraq, giustifica Zidane, il quale ha tirato una capocciata al difensore azzurro Materazzi durante la finale Italia-Francia. Il nostro giocatore sembra che avesse offeso la sorella di Zizou. "Forse il francese andrebbe applaudito, non per il gesto che ha fatto, ma per il dramma che ha interpretato" ha detto Bertinotti parlando a Terni dove presentava un libro intitolato "il Forum sociale mondiale - un altro mondo è possibile". Se il capo parla di una violenza giusta nell'altro mondo, la voce ufficiale certifica e Rina Gagliardi, su Liberazione, non si è lasciata sfuggire l'occasione per scrivere: "Zizou non l'avrebbe fatta passare liscia a nessuno e non l'ha fatta passare liscia a Materazzi. Certo le testate di Zizou non sono elegantissime, ma si può dire sommessamente che un figlio delle banlieues ha una dignità da difendere che vale perfino la perdita di un titolo mondiale?". Insomma, Totti e De Rossi, con i loro sputi e le loro gomitate, sono soltanto due coattacci di borgata e vanno puniti senza pietà (4 giornate ciascuno all'europeo e al mondiale salutate dalla stampa italiana con soddisfazione), Materazzi con i suoi tatuaggi non può essere altro che un viscido provocatore. Zidane, invece, uno strapagato mito dello star-system, è un favelaro da istruire e capire se varca i limiti della civile convivenza perché rappresenta il terzo mondo immigrato, inurbato e non integrato.
Sport e sinistra restano lontanissimi, nonostante le gonne corte della Melandri.
Intanto Malika Zidane, la mamma di Zizou ha detto: "Se Materazzi ha detto davvero quelle cose voglio i suoi testicoli su un piatto". Una vera signora, può diventare una nuova icona no-global. Comunque se ha voglia di farsi un piatto di animelle fritte andasse alla Camera, c'è più scelta.
Figure da Mortadella
Prodi aveva detto che per un premier serio non è buona cosa comparire troppo in tv. E la FIFA, ai mondiali di Germania, dopo la semiginale vinta dall'Italia, gli ha dato retta. Complice la presunzione del premier e la scodinzolante dabbenaggine di alcuni giornalisti del TG1. Evidentemente pensavano tutti che per Prodi non valessero le regole che vigono per tutti gli altri e sono andati incontro a una figura barbina. Questo il fatto, denunciato da Donatella Scarnati al Tg1 delle 13,30. Il premier voleva andare a salutare i calciatori e nello stesso tempo approfittare di un giornalista e di un operatore del Tg1 per farsi un po' di pubblicità. Allo stadio, secondo regole Fifa, ci sono degli spazi appositi per le interviste. Ma Prodi non se ne è curato e è andato negli spogliatoi senza perdere tempo. Dopo aver visto gli azzurri (che non si sono resi conto di chi fosse quell'uomo con la faccia strana che parlava sottovoce) si è fermato nel corridoio e ha parlato col TG1. Subito dopo sono intervenuti gli uomini della Fifa. I quali hanno imposto al redattore di consegnargli la cassetta. Di fronte alle proteste del giornalista hanno minacciato di arrestarlo. Prodi val pure un minuto da tappetino, ma non l'arresto. La cassetta è stata consegnata immediatamente e gli italiani non hanno potuto sapere cosa pensasse Prodi dei garretti degli azzurri. Mentre l'Unione alzava alti lai per il poco rispetto dimostrato per il presidente del Consiglio la Rai "trattava" la restituzione della cassetta. Alla fine la questione si è risolta con un fervorino a giornalisti e presidente del Consiglio arrivato direttamente all'addetto stampa dell'ambasciata italiana a Berlino. "Abbiamo risolto" ha spiegato il portavoce della Fifa Andreas Herren. La Fifa ha comunque comunicato alla tv pubblica italiana una "ammonizione" per aver violato "a varie riprese le regole di sicurezza all'interno dello stadio", entrando in zone interdette all' accredito televisivo. "La Rai dovrà rispettare con molta attenzione le norme in occasione della finale", ha concluso Herren.
E farebbe bene Prodi, lui che ha passato un'intera campagna elettorale a chiedere il rispetto delle regole, a rispettarle per primo. Senza far fare all'Italia e agli italiani le solite figure da mortadellari.
Il logo della manifestazioneUna volta era il fiore all'occhiello dell’estate romana. La mostra dei libri a Castel Sant'Angelo, a Roma, era un appuntamento che aspirava a diventare qualcosa di simile al Salone del libro di Torino. Tutte le case editrici esponevano, ogni sera c'era un concerto di ottimo livello, la gente partecipava. Ma evidentemente in pochi compravano. Con il tempo la manifestazione è andata scemando. Adesso, negli spelacchiati viali di Castello, si vendono olio buono, pecorino, timo e rosmarino. E sì, perché la manifestazione si è trasformata in "La campagna in città", un'occasione per una fiera da strapaese. Scarso pubblico (tutti col telefonino all'orecchio) passeggia inutilmente nei vialetti con stand stiracchiati e radi. E la gente spende più volentieri dieci euro per un salame che per un libro. Non mancano borse finte, occhiali, cinte di gran marca appioppate ai romani in visita sul ponte dell'Angelo. La Roma di Veltroni si dimostra per quello che è: cupa, umida, tutta pancia e status symbol: videochiamate e affettati. Cultura della noia, un tanto al grammo.
 La sinistra radicale di Prodi comincia a capire che non c'è spazio per le sue stronzate. Il blocco della vergognosa e provocatoria Lidia Menapace alla commissione Difesa è stato il primo atto, l'uccisione di Al Zarkawi un secondo colpo ai sogni di liberazione dagli occupanti dei disobbedienti e delle simone.
E ora Oliviero Diliberto ha dimostrato che ha ragione Prodi nel definire folkloristici i comunisti italiani. Folkloristici sì, ma pericolosi per il nostro popolo e per la stabilità repubblicana. Solo che si facciano vedere suscitano sdegno, rabbia e vergogna. E il fratello di Mauro Pibiri, l'ultimo eroe italiano caduto in Iraq, ha dovuto rompere il muro del proprio dolore per respingere le strumentalizzazioni di Diliberto, il quale, di fronte alla salma del militare se n'è uscito con una frase cretina da "core de mamma": "Ho sempre detto che non si doveva andare in guerra" ha esclamato il leader del Pdci.
Scatenando il dolore del fratello del militare ucciso: "Lo sappiano tutti - ha dichiarato - i nostri militari in Iraq si stanno facendo valere perché stanno facendo davvero qualcosa di buono, alla faccia di qualche politico di estrema sinistra che è venuto a dire, di fronte al cadavere di mio fratello: "Ho sempre detto che non si doveva andare in guerra". Io sono un ufficiale di complemento in congedo, essere militare vuol dire dedicare la propria vita agli altri e al proprio paese. Il compenso che si percepisce è niente di fronte alla vita che si rischia di perdere. Mio fratello - ha aggiunto parlando con i giornalisti fuori dalla camera ardente e senza mai citare direttamente Diliberto - ci credeva ciecamente, non è andato a farsi un viaggetto, come qualcuno ha detto. L'ha scelto lui di andare e noi siamo stati orgogliosi della sua scelta e non l' abbiamo mai ostacolato". Mauro Pibiri ha poi ricordato che "molti non vedono quanto gli italiani stanno facendo in Iraq, portando luce e acqua e aiutando le imprese del posto a ricostruire e generare lavoro, molti vedono solo l' italiano che va a farsi saltare in aria. Ma non è così, noi italiani siamo andati lì per cercare di fare qualcosa di buono".
 "Lectio magistralis", così Silvio Sircana, portavoce di Prodi, ha definito l'intervento del ministro dell'economia Padoa Schioppa, al convento dove si è rinchiuso il governo in cerca di un accordo e, soprattutto, con il non celato obbiettivo di far star zitti per un po' i ministri. Padoa Schioppa ha detto: siamo in crisi, bisogna tagliare le spese dei ministeri, bisogna riportare entro il 3 per cento il rapporto deficit-pil... ecc. Significa "tasse", ma non è tanto questo che spaventa. E' l'autoreferenzialità del governo che si impartisce e giudica "lectio magistralis" senza che nessuno abbia potuto ascoltare che si sono detti. Questa banda di scrocconi, sorretta dalla stampa e avallata dalla magistratura, continua a ostentare una dignità che non ha, neanche come peso elettorale, e continua a impartire lezioni spacciando delle cafonate per bon-ton. Parlar bene di sé, per esempio, è tipico del "parvenu". Aspettiamo soltanto che Prodi parli di se stesso in teza persona, come Maradona, e poi saremo a cavallo. Il premier, in realtà, deve essere preoccupato, perché proprio Padoa Schioppa potrebbe schioppettarselo in un revival del ribaltone e prendere il suo posto come fecero Dini e Ciampi in passato. Bossi sta già affilando le unghie e ha dato la sua disponibilità a Fassino per ripetere un'operazione nella quale è consumato protagonista.

L'arte, si sa, per definizione è contro il potere. Per un lungo periodo, in Italia, cantanti e attori sono parsi essere gli unici intellettuali capaci di muovere l'opinione pubblica e parlare direttamente alla gente. Ma il loro appoggio alla sinistra di governo li riconduce a quello che sono: degli insulsi guitti, incapaci di esprimere altro che non siano i propri bisogni (personali ed economici) che, lasciato il palcoscenico, divengono liquidi e lividi. E' il caso di Roberto Benigni, Gigi Proietti e Renato Zero che ieri hanno "chiuso" in cinque piazze la campagna elettorale di Veltroni. Gli ultimi due hanno interessi concreti: il teatro di Villa Borghese Proietti, la città della Musica, renato Zero (che se l'era fatta promettere da Storace, e allora tifava An). Chissà Benigni che promessa ha avuto. Fatto sta che alleandosi con il potere la loro verve si fa meno graffiante, anzi, diventano gattine con il fiocco rosa al collo. Ed è lì che cade il sipario e si svela tutta la pochezza umana, sociale, l'inconsistenza pratica e, sotto sotto, una vera e propria incapacità relazionale che viene a galla nel momento in cui il comico si toglie la maschera di scena, spegne le luci e si inoltra nell'ispido territorio del vivere quotidiano. Il mattatore diventa uno sfigato qualunque, che rischia che da sotto al palco del comizio arrivi la raggelante richiesta: "Facce ride". Vi siete resi conto che da un mese a questa parte la satira non fa più scandalo? E che Jovanotti continua a scrivere le sue canzoni sulla cartolina di un'africa che data venti anni fa? L'apartheid in Sud Africa non c'è più da un pezzo, ma nello Zimbabwe crescono i massacri di tutti, bianchi e neri e la popolazione è alla fame. Il debito africano è virtualmente cancellato dai cinesi che stanno conquistando il continente nero a colpi di mazzette e stanno vincendo, senza uno scrupolo, la gara per accaparrarsi le fonti di energia. E' un nuovo colonialismo, pericolosissimo, ma Jovanotti che cazzo ne sa? E che ne sa Benigni di Roma. E se Proietti e Renato Zero ci vivono, è solo per godersi il successo che hanno avuto. Un successo nato sul loro talento artistico, non certo sulle loro capacità di amministratori. Regà, fatece ride...

Ha fatto scandalo il fatto che l'on. Saia, di An, abbia dato della "lesbica" a Rosy Bindi, una delle zapatere di Prodi. E saia ha incassato, muto, l'"imbecille" che gli è venuto dallo stesso polo. Non fa scandalo però che una giornalista come Conchita De Gregorio, di Repubblica, descriva in un resoconto dalla Camera "Berlusconi che ride e le quattro deputate ex-veline tv che biancovestite gli fanno corona".
E' il solito doppiopesismo delle intelligenze di sinistra che si sentono superiori. La Bindi ha il diritto di viversi la propria sessualità come le pare, le deputate della destra possono essere soltanto delle povere oche puttane.
Meraviglioso. Soprattutto quando il giudizio viene da una donna, travestita da femminista.
|
|
|
settembre 2010
|
|
L |
M |
M |
G |
V |
S |
D |
| | | 1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
30 |
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|